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Alle cinque del mattino
il cuore proclamò lo sciopero.
Niente più distribuzione di affetto,
niente consegne urgenti di tenerezza,
nessun servizio straordinario
per le emergenze sentimentali.
Le arterie si riempirono di manifestanti,
i capillari bloccarono le uscite,
le vene presentarono un esposto
contro il traffico del sangue.
Il cervello convocò una riunione
nella sala comunale dei pensieri.
“Quali sono le vostre richieste?”
Il cuore rispose con un cartello:
BASTA ALIMENTARE CHI CI SFRUTTA.
Da troppo tempo,
spiegò, lavorava giorno e notte
per persone che entravano senza bussare,
prendevano tutto
e se ne andavano senza salutare.
Il fegato minacciò di dimettersi,
i polmoni ridussero le emissioni,
lo stomaco rifiutò altri bocconi amari.
Persino la pelle,
stanca di fare da confine,
chiese una revisione dei contatti.
La città era paralizzata.
Il cervello dichiarò lo stato d’emergenza
e ordinò al cuore di riprendere servizio.
Ma quello rimase fermo
davanti al municipio del petto.
“Non puoi fermarti!” gridò la ragione.
“Da te dipende tutto!”
“È proprio questo il problema”,
rispose il cuore.
“Da me dipende tutto,
ma nessuno si domanda
che cosa dipenda da me.”
Seguì un silenzio amministrativo
di durata indefinita.
Poi arrivò una donna
con una busta di medicine
e una fotografia consumata.
Non chiese niente.
Si sedette accanto al cuore
e rimase lì.
Nessuna promessa,
nessuna dichiarazione,
nessuna richiesta di prestazione.
Soltanto una presenza.
Il cuore guardò quella donna
attraverso le finestre del petto.
Poi ritirò il cartello,
riaprì le arterie
e riprese lentamente il suo lavoro.
La città tornò a respirare.
Il cervello registrò l’evento
come una ripresa spontanea del servizio.
Ma il cuore, da quel giorno,
introdusse una nuova disposizione
nel regolamento degli affetti:
nessun sentimento sarebbe più stato obbligato
a lavorare dove non era desiderato.
E quando la ragione gli chiese
chi avesse approvato la norma,
il cuore rispose:
“L’assenza.
È stata lei a insegnarmi
quanto costa essere indispensabili
a chi non ci considera necessari.”